
Tekst piosenki
[Intro: Charlie Charles]
Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo? Di scegliere una cosa,
una cosa sola e di essere fedele a quella, riuscire a farla diventare la ragione della tua vita.
Una cosa che raccolga tutto, che diventi tutto proprio perché è la tua fedeltà che la fa diventare infinita.
Saresti capace? No, questo tipo, no, non è capace. Questo vuole prendere tutto, arraffare tutto,
non sa rinunciare a nientе. Cambia strada ogni giorno perché ha paura
di perderе quella giusta e sta morendo come dissanguato.
E così finisce il film?
No, comincia così.
[Strofa: Ernia]
Groupie, rap-arrivisti improvvisati, management e musicisti
Discografici ed altri senno-sprovvisti
Finti artisti (Bene), questa è la cronaca dell’eclissi vostra
Per tutti gli altri una guida dei vostri acquisti
Zona 8
Se sei di qui e siedi sul mondo tutto d’un botto
Gli occhi addosso e presto ti chiedi: „Per cosa lotto?”
Tra chi puntava solo al successo e per te poco
Come chi fugge finito il coito, toc-toc
È il me che si ammette le problematiche
Lo specchio mi riflette tra formule matematiche (Come quel meme)
Il mercato preme e l’uomo si spreme
La testa è la terra e ci pianta il seme di ciò che teme
Io che non dormo e apri Pandora
Sei qui che bussi
Paralizzato nel sonno, sì, come il quadro di Füssli
Palazzi da soviet, io sopra un mezzo demolitore
Il mio demogorgone ancora ha la forma dell’impostore (Uh, ah)
[Ritornello: Ernia]
Dopo il successo che strada prendere? (Uh, ah)
Preferivo non dovere scegliere (Uh, ah)
Se ancora la fiamma non si vuol spegnere (Uh, ah)
È un po’ troppo ciò che si può perdere
[Outro: Madame]
Questo è il mio Anno Domini
Questo è il mio animo indomito
Lasciami alzare i gomiti
Fammi sfiorare il vomito
Ti voglio solo dire che sono innocente
Ma un po’ di colpa ce l’ho anch’io
Che da solo non so scegliere niente
E non farà nessuno quello che non faccio io
Tłumaczenie piosenki
Analiza piosenki
Utwór otwiera filmowy monolog o wierności jednej rzeczy i odwadze, by porzucić resztę. Stawia tezę: chciwość i strach przed utratą „tej właściwej drogi” rozpraszają i wykrwawiają. Zwrotka Ernii to kronika „zaćmienia” pozorantów branży – grupies, karierowiczów, pseudoartystów – oraz presji rynku, która wyciska człowieka. W tle jego „Zona 8”, nagłe światła na sobie i pytanie: „o co właściwie walczę?”, kontrastujące z tymi, którzy gonili wyłącznie sukces i zaraz po wszystkim znikali.
Zamiast czystego braggadocio jest tu sporo autorefleksji: bezsenność, „puszka Pandory”, paraliż senny (aluzja do Füssliego) i potwór zwątpienia o kształcie syndromu oszusta. Refren przynosi dylemat po sukcesie: jaką drogę wybrać, gdy każda decyzja grozi utratą czegoś cennego, a płomień wciąż chce się palić. W outro Madame ogłasza własne „Anno Domini” i nieujarzmione serce, przyznając jednocześnie współodpowiedzialność i trudność w podejmowaniu decyzji, po czym domyka utwór deklaracją sprawczości: nikt nie zrobi za mnie tego, czego sama nie zrobię.












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